1 maggio 2018

L'errore antropocentrico che mette a rischio l'azione ecologista di Guido Dalla Casa

 


Il pensiero occidentale è tradizionalmente caratterizzato da un forte antropocentrismo. Tutto viene riferito all’uomo come unico depositario di valori e questo succede anche per alcuni dei movimenti che si ispirano a idee ecologiste più profonde di quelle usuali. Tuttavia, se non ci si libera da questa idea di base, l’azione ecologista stessa è destinata a fallire.

I movimenti che si ispirano a idee ecologiste più profonde di quelle usuali dei mezzi di comunicazione e delle Associazioni ambientaliste (risorse, rifiuti, pulizia, inquinamento, parchi, ecc.) si stanno fortunatamente moltiplicando. Come esempi: l’Ecologia Profonda, La Decrescita Felice, l’Ecopsicologia, il Bioregionalismo, lo studio delle culture native, la critica alla civiltà, la spiritualità al di fuori delle religioni organizzate, e altri. Alcuni di questi movimenti non riescono a liberarsi completamente da un sottofondo di pensiero che per la civiltà occidentale è più che millenario: l’antropocentrismo. Tutto viene riferito all’uomo come unico depositario di valori. A mio parere, se non ci si libera da questa idea di base, l’azione ecologista è destinata a fallire. Dei movimenti sopra citati, l’Ecologia Profonda ha come sottofondo l’ecocentrismo: l’abbandono dell’idea antropocentrica è la sua premessa fondamentale. Degli altri, qualcuno non si occupa in modo particolare del problema o non manifesta una piena consapevolezza dell’aspetto negativo dell’antropocentrismo. Secondo la critica alla civiltà, l’umanità dei raccoglitori-cacciatori si vedeva spontaneamente in una rete interconnessa di viventi, con spazio per gli altri esseri senzienti pari a quello umano. Per quanto riguarda l’ecopsicologia, l’inconscio ecologico comprende l’umanità e la pone all’interno della comunità dei Viventi. Questi due movimenti sono quindi consapevoli della necessità di una critica profonda all’antropocentrismo corrente. Se ci riferiamo a istituzioni, documenti ufficiali o istanze di tipo politico, l’antropocentrismo è sempre presente, anzi è considerato ovvio. Come esempio, diamo un’occhiata al testo della Commissione Europea L’economia degli ecosistemi e della biodiversità, che pure è un documento con le migliori intenzioni. Il linguaggio è strettamente economico. Alcuni esempi: “nostro stock di capitale naturale”, “capitale naturale della terra”, “ampliare il nostro concetto di capitale fino a includere il capitale umano, sociale e naturale”. Il concetto di capitale è ripetuto più volte, anche quello di capitale “naturale”! L’idea sempre presente è la collocazione degli umani al di fuori del mondo della Natura: questa è un’assurdità da tutti i punti di vista. L’essere umano appare come un elemento estraneo, al di sopra di tutto: è lo scopo e l’utente finale di tutti i servizi. Anche in documenti con intenzioni filo-ecologiste, si parla di “patrimonio dell’umanità”, non soltanto per qualcosa come le piramidi d’Egitto o un’opera d’arte, ma per le Dolomiti o il Grand Canyon del Colorado, che sono lì da centinaia di milioni di anni, mentre la nostra specie ha soltanto due o tre milioni di anni! Anche tenere in buono stato il mondo “per le generazioni future” è un’espressione fortemente antropocentrica. La scienza È ormai noto alla scienza, fin dai tempi di Lamarck, cioè da un paio di secoli, che l’uomo è una specie animale a tutti gli effetti, anche facilmente classificabile: Classe Mammiferi, Ordine Primati. La nostra specie partecipa completamente della vita del complesso ecosistemico, le nostre funzioni cellulari e fisiologiche sono le stesse degli altri mammiferi, anche il comportamento non presenta particolari eccezionalità qualitative. Gli altri animali, in particolare Mammiferi e Uccelli, soffrono, amano, ragionano, curano la prole, hanno una vita sociale strutturata, trasmettono cultura. Quindi due secoli sono passati invano. Le differenze genetiche fra un umano e uno scimpanzé bonobo sono dell’ordine dell’1%. Tuttavia la scienza “ufficiale” riduzionista-meccanicista-materialista-cartesiana dimentica le sue stesse conoscenze: per non dover parlare di rispetto per la Vita ed evitare le conseguenze sull’etica, ha sostituito il precedente “diritto divino” con una specie di “merito selettivo” ed ha non solo legittimato e continuato l’opera di sfruttamento del mondo naturale e di sterminio dei viventi, ma anche giustificato “esperimenti” che comportano terribili sofferenze a tanti esseri senzienti. Recentemente è stato pubblicato in italiano un libro di uno scienziato olandese (Metafisiche delle scimmie di R.Corbey, Bollati Boringhieri, 2008), in cui, oltre ad altre considerazioni, si ricerca quali possano essere le caratteristiche che dividono l’umano dall’animale. In un recente passato si è sempre dovuto spostare questo confine, man mano che si accumulavano nuove scoperte e nuovi studi, ma infine il tentativo di mantenere comunque una divisione è fallito: il confine non esiste. Gli altri animali giocano, soffrono, amano, hanno emozioni profonde, tengono un comportamento del tutto paragonabile a quello umano. L’antropocentrismo è privo di qualunque base scientifico-filosofica. Gli altri animali comunicano certamente fra loro. Se il criterio di divisione fosse la scrittura, dovremmo relegare 'dall’altra parte' quasi tutte le culture umane, in cui le conoscenze sono trasmesse oralmente: ma oralità e scrittura sono solo modalità diverse di trasmissione, non c’è alcun 'progresso' dall'una all’altra. Altrimenti saremmo costretti a descrivere la 'storia' entro il solito paradigma che porta all’Occidente e poi alla civiltà industriale come al vertice del 'progresso', cosa ormai superata da tutti i punti di vista. Ricordo benissimo di aver letto, una trentina di anni orsono, che uno scienziato aveva condotto un esperimento di fecondazione 'in vitro' che interessava due gameti, di cui uno umano e l’altro di scimpanzé. In uno dei tentativi la fecondazione era riuscita e si era sviluppato un embrione in vitro, in fase molto iniziale. Non ho alcuna garanzia sulla veridicità del fatto, ma non mi sembrerebbe una cosa tanto strana. Comunque la civiltà occidentale non poteva sopportare una notizia simile: così non se ne è più sentito parlare. Era un’evidenza in più della nostra completa appartenenza alla Natura, se pure ce ne fosse stato bisogno. Il tutto alla faccia del metodo scientifico, dell’illuminismo e della ragione. Studi recenti I brani che seguono sono riportati dall’articolo Minds of their Own – Animals are smarter than you think (La loro mente – Gli animali sono più intelligenti di quanto crediate) di Virginia Morell, pubblicato sul numero di marzo 2008 del National Geographic. L’articolo è una sintesi dei risultati di trent’anni di studi sulla mente, sul comportamento e sulle capacità di apprendimento di molti esseri senzienti non-umani da parte di Irene Pepperberg e altri scienziati. La Pepperberg iniziò il suo progetto nel 1977: si portò in laboratorio un pappagallo di nome Alex con l’intento di insegnargli la lingua inglese. Ma leggiamo qualche brano dell’articolo: "Alex contava, riconosceva colori, forme e dimensioni, aveva un’elementare nozione del concetto di zero". "Gli scimpanzé, i bonobo e i gorilla sono capaci di apprendere il linguaggio dei segni e di utilizzare simboli per comunicare con noi. Il bonobo Kanzi porta con sé una lavagna piena di simboli che gli permette di 'parlare' ai ricercatori, e ha inventato, per esprimersi, nuove combinazioni simboliche". "Azy (un orango) ha una ricca vita interiore. Oltre a comunicare i suoi pensieri con i simboli di una tastiera, Azy mostra anche una 'teoria della mente' (cioè comprende il punto di vista di un altro), e fa scelte logiche che dimostrano una notevole flessibilità mentale". "Oggi un ampio numero di studi indica che l’intelligenza è una dote flessibile, e le sue radici nel mondo animale sono estese e profonde". "Non siamo i soli a saper inventare, a pianificare le nostre azioni, ad avere un’immagine di noi stessi; e neppure i soli a mentire e ingannare". "L’intelligenza è un albero dalle mille ramificazioni: non ha un tronco unico che punta solo nella nostra direzione". "Dotati di un grosso cervello e agili tentacoli, i polpi sanno bloccare le loro tane con delle rocce, e si divertono sparando acqua a bersagli come bottiglie di plastica o ai ricercatori". "Kanzi, un bonobo, da piccolo ha imparato a comunicare spontaneamente osservando gli scienziati che addestravano sua madre. A 27 anni, questo bonobo 'parla' grazie a più di 360 simboli di tastiera, e capisce il significato di migliaia di parole dette a voce. Kanzi sa formulare delle frasi, eseguire nuove istruzioni, e fabbricare strumenti di pietra, cambiando tecnica a seconda della durezza del materiale. Crea strumenti come quelli dei primi umani". "Le ghiandaie sanno ragionare: sapendo di essere ladre, spostano le provviste di cibo se un’altra ghiandaia le osserva; pianificano i pasti futuri, e nel fare provviste tengono conto dei bisogni futuri piuttosto che della fame del momento". "I delfini hanno ottima memoria, estro creativo e capacità linguistiche; sono versatili, sia dal punto di vista cognitivo che comportamentale. Hanno un grande cervello generalista, proprio come noi. Modificano il proprio mondo per rendere possibili nuove cose". È anche evidente che si ragiona sulle medie: il più intelligente dei bonobo ha (o è) più mente-psiche-spirito del meno dotato degli umani. Un altro ottimo articolo di Mary Roach (Almost Human, National Geographic, aprile 2008), riporta frasi come "Yet it is impossible to spend any time with chimpanzees and not be struck by how similar they are to us" (è impossibile trascorrere qualche tempo con gli scimpanzé e non restare colpiti dalla constatazione di quanto sono simili a noi): vi sono interessanti considerazioni sulle diverse culture degli scimpanzé, anche in un’area limitata, a seconda dell’habitat in cui si trovano a vivere. Ancora dal National Geographic, ottobre 2010, ecco un’affermazione di Jane Goodall: "You cannot share your life with any animal with a well-developed brain and not realize that animals have personalities" (è impossibile vivere insieme a qualsiasi animale con un cervello sviluppato senza rendersi conto che ogni animale ha una personalità). Se poi ci avventuriamo a studiare la mente di un termitaio o il comportamento degli esseri collettivi, ci accorgiamo ancora di più dell’assurdità delle concezioni meccanicistiche correnti.